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Pensione artigiani e commercianti: pronuncia della Consulta

Con la sentenza n. 173 2018  la Corte costituzionale mette in salvo le pensioni di artigiani e commercianti nei casi di  posticipo dell'uscita dal lavoro con versamenti aggiuntivi,  che in particolari casi provocano l'abbassamento invece che l'aumento dell'assegno.

Le norme giudicate anticostituzionali sono l'art. 5 c.1  della legge 233/1990  e dell'art. 1 c. 18 della legge 335/1995  che riguardano il calcolo dell'assegno di pensione con sistema retributivo o misto  per cui si prende  ariferimento il 2% del reddito annuo dichiarato negli ultimi 10 anni (fino al 1992 ) e 15 anni (dopo il 1992)  prima della pensione.

Infatti , nei casi in cui il lavoratore che raggiunge il requisito di età minimo decida di continuare a lavorare e provveda a versare i relativi  contributi  ma in misura minore rispetto  al passato,  il calcolo sullo stesso periodo, quindi con una media di reddito inferiore agli anni precedenti,   determina paradossalmente  un assegno inferiore a quanto sarebbe stato senza versamenti aggiuntivi. Questo meccanismo era già stato segnalato e corretto con la sentenza della Consulta n. 307 1989 sulla cosiddetta neutralizzazione dei contributi "dannosi"  nel lavoro subordinato. La nuova pronuncia equipara ora i lavoratori autonomi iscritti alla gestione Artigiani e Commercianti ai lavoratori subordinati.

La sentenza deriva da un ricorso  della corte di appello di trieste in cui l'INPS proponeva la tesi per cui il lavoratore avrebbe la possibilità di andare in pensione al momento in cui patura il requisito e continuando a lavorare  maturare successivamente un supplemento di pensione, ma i giudici hanno giudicato questa tesi  contraddittoria  rispetto all'obiettivo generale di favorire la permanenza al lavoro per non appensatire il bilancio finanziario del sistema previdenziale.

La consulta conclude che con la mancata appliazione della "neutralizzazione" a questi  lavoratori  viene procurato un pregiudizio patrimoniale  sia in termini di lucro cessante che di danno emergente, per cui le norme  in oggetto sono dichiarate incostituzionali.

Al Governo ora l'incarico di modificare la normativa in maniera conforme per salvaguardare i lavoratori interessati.